Il problema poi è che qualcuno ci crede. Qualcuno magari ci credeva davvero che riuscissimo ad andare in Europa League.
E vi dirò di più, sono sicuro che una sparuta minoranza lo crede ancora, proprio mentre sta leggendo queste righe e digrignando i denti, sperando di andarci proprio per beffeggiare me e i rosiconi come me, più che per reale tifo. Non capendo che il problema non è il sesto posto.
Oramai sta diventando un favoloso “tutti contro tutti” e non è una novità. La proprietà la mette su questo piano oramai da almeno 2 o 3 anni, tattica per altro collaudata durante l’ultimo anno di Prandelli e il secondo di Mihajlovic.
Cesare cercò di riavvicinarsi alla tifoseria con risultati alterni, tutto questo a causa della staffilata che Diego sparò alla stampa a proposito di una sua presunta cena con la dirigenza Juve.
Mihajlovic fu totalmente distrutto da una rosa ammutinata e dal solito mercato disastroso dell’ultimo Corvino, un dirigente che da almeno 5 anni fa solo danni e che abbiamo ripreso tra le nostre fila solo per la sua abilità nella gestione dei giocatori in uscita.
Chiamiamola abilità, voglio essere elegante. Mentre quelli in entrata vengono oramai sempre dalle solite 2-3 squadre facenti capo ai soliti 1-2 (più uno che due) intermediari “amici”.
Montella fu portato all’esasperazione dai fallimenti di Pradè, che tentò di consegnarci una squadra da scudetto rischiando troppo con Gomez e Rossi, acquisti da favola rivelatisi poi clamorosi boomerang.
Per carità, non che fosse complicato portare all’esasperazione Vincenzo eh, un personaggetto molto più che ambiguo pieno di sorrisetti e di cose che solitamente capisce solo lui e il suo amico immaginario.
Ora è il turno di Sousa, andato ai matti oramai da 15 mesi buoni, da quel gennaio 2016 che lo vide in attesa di un paio di rinforzi veri.
Sousa è ancora lì sul trespolo, ad aspettare quei rinforzi. Non è tornato a tempo pieno su quella panchina, nessuno si è preoccupato di allontanarlo anche solo per fare finta che lui sia il capro espiatorio di tutta questa mediocrità.
No, niente. Assenza totale. Andrea Della Valle carica la squadra, ma poi non la segue in tribuna. Corvino straparla (e non è una novità) ma dal suo ritorno ancora facciamo fatica ad avere un (UNO!) riscontro positivo da qualche nuovo acquisto.
Sousa continua la sua frenetica ricerca dello scontro, tutto preso com’è dal prendersi rivincite interne piuttosto che ad allenare al meglio.
Sousa che poi alla fine dovremo anche ringraziare (e manco poco) perchè se Bernardeschi e Chiesa ora sono giocatori veri lo dobbiamo a lui principalmente.
In mezzo a tutto questo i tifosi sono totalmente disorientati. Chi ce l’ha con l’allenatore, chi con i giocatori, chi ricorda che “il pesce puzza dalla testa” e altre banalità simili, tutte cose legittime.
La verità è una sola: tutto questo è fatto ad arte per creare i presupposti che portino alla tanto sospirata “rivoluzione”.
Il giochino per ottenere nuovi consensi è molto semplice e oramai lo abbiamo imparato. Adesso partirà un nuovo ciclo, cambieremo allenatore, nuovo entusiasmo e tifosi chiamati a raccolta.
I soliti “malati di Fiorentina” risponderanno presente come al solito, qualcuno sbufferà, lo stadio sarà come sempre mezzo pieno, con qualche migliaio in calo, ma appena percettibile.
E si ricomincerà così, cambiando tutto affinchè non cambi nulla.
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