Covid, Gelli, “Bene certificato Ue ma attenzione a qualità dati forniti dai diversi Paesi”

Il presidente della Fondazione Italia in Salute: "La Fondazione Gates ad esempio ha sottolineato come i dati della Federazione Russa sulle stime di mortalità (effettiva) sono 7 volte quelli dichiarati"

FIRENZE –  “Il Parlamento europeo ha dato ufficialmente il via al ripristino della libera circolazione e a uno Schengen pienamente funzionante. Con l’approvazione del certificato Covid digitale dell’UE dal 1 luglio si garantiranno viaggi sicuri e coordinati quest’estate”.

Così Federico Gelli, presidente della Fondazione Italia in Salute. 

“Il documento – precisa Gelli – attesterà che una persona è stata vaccinata contro il coronavirus o ha effettuato un test recente con esito negativo o che è guarita dall’infezione”.

“Un quadro comune dell’UE – ricorda – renderà i certificati compatibili e verificabili in tutta l’Unione europea”.

“Un segnale importante – asserisce – che vede l’Europa lavorare finalmente in maniera coordinata non solo in fase di emergenza ma anche per l’avvio della ripresa”. 

“Restrizioni alla circolazione – ricorda Gelli – potranno comunque essere previste in caso di necessità per salvaguardare la salute pubblica. In tal senso, si dovrà tenere conto delle prove scientifiche, compresi i dati epidemiologici pubblicati dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie”.

“Auspico inoltre – tiene ad aggiungere – che si vogliano prendere in considerazione anche altre situazioni legati alla qualità e sicurezza dei dati forniti dai diversi Paesi”.  

“La Fondazione Gates ad esempio – rimarca – ha sottolineato come i dati della Federazione Russa sulle stime di mortalità (effettiva) sono 7 volte quelli dichiarati, mentre quelli della Polonia il triplo e quelli dell’Ungheria circa il doppio”.

“Anche queste constatazioni dovrebbero costituire una base di riflessione per i protocolli di spostamento tra Paesi”, conclude Gelli.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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