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sabato 10 Dicembre 2022
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    Gabin Dabirè: musicista cittadino del mondo, chiantigiano d’adozione

    Il Chianti può raccontare e far vivere tante storie personali di connazionali, dal sud come dal nord, e di internazionali, provenienti da ogni parte del mondo, che lo hanno scelto come dimora in virtù del suo grande richiamo di natura emozionale.

     

    Il fenomeno va oltre la domanda e le dinamiche turistiche, sempre molto preziose per l'economia locale, e interessa soprattutto la sfera di chi vi si è trasferito, in forma permanente, per la qualità e lo stile di vita dei luoghi; spesso, parte da un vero e proprio colpo di fulmine generato dall'integrità e dal fascino del paesaggio e dei borghi chiantigiani, poi alimentato dai piaceri dell'enogastronomia, dalle suggestioni della storia e dalla genuinità delle relazioni sociali nelle terre chiantigiane.

     

    Tra questi percorsi vi è anche quello di Gabin Dabirè, poliedrico musicista e cantatutore del Burkina Faso (Alto Volta fino al cambio del nome, nel 1984, con il leggendario presidente rivoluzionario Thomas Sankara), divenuto chiantigiano d'adozione dalla metà degli anni '80 quando ha deciso, insieme alla compagna Elena Trissino Dal Vello d'Oro e ai due figli ancora piccoli, che il Castello di Vertine sarebbe divenuto la loro nuova abitazione dopo l'intensa esperienza decennale vissuta a Milano.

     

    Gabin era arrivato nella città meneghina nella metà degli anni '70, con un invito rivolto al suo gruppo Piano Africa a partecipare all'edizione del 1976 del Festival del Proletariato giovanile organizzato al Parco Lambro dalla rivista di controcultura “Re Nudo”; da quel momento, ha progressivamente intrecciato relazioni professionali che lo hanno visto collaborare anche con artisti del calibro di Franco Battiato, degli Area e di Giacomo Di Martino dei Giganti.

     

    In quel laboratorio di fermento controculturale e di produzione di musica alternativa che Milano rappresentava, prima ancora di diventare la città da bere nella decadenza edonistica degli anni '80, Gabin ha sviluppato percorsi di ricerca e di approfondimento sperimentale attraverso contaminazioni di suoni e strumenti africani ed occidentali e, più in generale, contatti tra culture più o meno ufficiali o di nicchia.

     

    Se nella formazione Yelbuna Gabin ha ripercorso le sonorità più tipiche della sua terra d'origine, è con Futuro Antico, insieme al polistrumentista e compositore Walter Maioli, già fondatore del gruppo Aktuala, e di Riccardo Sinigaglia alla parte elettronica, che Gabin ha vissuto l'esperienza della sperimentazione più pura tra le musiche etniche e tradizionali africane e orientali, le sonorità dei sintonizzatori e delle strumentazioni elettroniche allora in voga in Europa e la forza innovativa ed emergente dei video e delle immagini.

     

    L'album omonimo e “Dai Primitivi all'Elettronica” (entrambi del 1980) sono stati addiritttura oggetto di ristampa nel corso del 2014, a distanza di quasi 25 anni, a conferma della loro validità universale, riconosciuta anche dal giornalista di settore Maurizio Inchingoli che, in The New Noise, li definisce un lavoro “fieramente senza tempo, capace di permettere un viaggio ideale senza dimenticare melodia, improvvisazione e anche una notevole perizia esecutiva”.

     

    E' stato poi alla fine degli anni '80, una volta integrato e immerso nel cuore del Chianti, che Gabin ha iniziato a comporre testi e musiche per un percorso da cantautore che lo ha portato alla produzione degli album Kontome (1987) con l'etichetta “New Sounds Planet”, Afriki Djamana: music from Burkina Faso (1994) e dei nuovi arrangiamenti di Kontome (1996) con la “Amiata Records”.

     

    Da numerose ed eterogenee collaborazioni, anche a livello locale, sono nati ulteriori progetti musicali contaminati in chiave jazz con le partecipazioni di suo fratello Paul alle percussioni, Daniele Malvisi (sax), Paolo Corsi (batteria), Gianmarco Scalia (contrabbasso), Paolo Casu (percussioni) e Giovanni Conversano (chitarra) con il contributo manageriale di Sauro Valentini.

     

    Nel frattempo, altre avventure e opportunità professionali gli hanno permesso di lavorare insieme a nomi illustri come Giulio Capiozzo degli Area, Tullio De Piscopo, Eduardo De Crescenzo, Peppe Barra e Antonio Breschi.

     

    Con tutto questo bagaglio di contatti, competenze e conoscenze, Gabin ha quindi trasferito l'esperienza del suo “Centro Diffusione Promozione Cultura” milanese fino a Vertine, dove la sua azione, negli anni, anche grazie alla felice interazione con il territorio chiantigiano, è andata oltre l'ambito strettamente musicale.

     

    Insieme a Giorgio Pagni e a molte famiglie di Gaiole e di Vertine, Gabin è stato l'ideatore della Festa di Vertine, individuata nel primo venerdì di settembre in onore al santo patrono San Bartolomeo e divenuta, nel tempo, con il patrocinio del Comune, un appuntamento consolidato nel panorama degli eventi estivi chiantigiani.

     

    Gabin rivendica di aver trovato in Chianti e in Toscana “una grande sintonia con tante persone, pronte a fare e ad aiutare”, dalla quale sono nati coinvolgimenti e collaborazioni: in ambito musicale con i mitici “Uragani” e la Filarmonica di Gaiole, fino alla partecipazione in alcune edizioni del Chianti Festival, tra le quali l'ultima del 2013; sul fronte della didattica, con corsi e laboratori musicali rivolti alle scuole di ogni ordine e grado e alle università; infine, in termini di attività culturali in senso lato, con la promozione di iniziative in campo cinematografico e la presenza nel Comitato di gestione della biblioteca comunale di Gaiole.

     

    Oggi lo sappiamo impegnato nella produzione del suo ultimo album, con l'etichetta tedesca Schott Music, del quale attendiamo l'uscita con piacere e affetto. Un sentimento spontaneo nei confronti di un musicista qualificato, cittadino del mondo, che in Chianti ha trovato affinità e ispirazione, restituitendo un alto respiro artistico e culturale a beneficio dell'arricchimento di tutta la comunità locale.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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