Siamo quasi giunti al termine di uno dei ritiri più tristi della storia recente della Fiorentina.
Un ritiro particolare, con pochissime novità tutte per altro neo-maggiorenni e semi-sconosciute.
Un ritiro che anzichè essere all’insegna dei sogni, della curiosità, dell’entusiasmo è stato l’ennesimo elogio dell’incapacità comunicativa e affettiva che ha questa proprietà nei confronti del proprio “bacino d’utenza”.
La scelta di Corvino del resto, non lasciava presagire niente di particolarmente eccitante, quantomeno ai più attenti osservatori dell’ambiente viola.
Il Sahara lasciato da Pradè, Angeloni e Pereira ha spinto la Della Valle band ad affidarsi all’unico individuo che abbiano conosciuto in 14 anni di calcio che sappia fare tutto da solo e che sappia anche portare dei risultati sia sportivamente ma soprattutto finanziariamente degni.
Pantaleo avrà dei difetti, ma certo non si può dire che non sia un aziendalista molto capace e un direttore sportivo con i controcoglioni.
Sarà stato bidonato millemila volta e sarà stato ad un passo da Maradona, Messi, Berbatov, o dalla coppia Falchetti e Mengoni senza poi riuscire mai a prenderli… Ma sempre meglio non prendere Vidic piuttosto che riuscire a prendere Benalouane e Kone, su questo non credo ci siano dubbi.
I compiti di Pantaleo sono molto semplici e diversi dall’ultima volta in cui era stato qui.
Primissima cosa: non ci sono soldi. Zero. Neanche anticipi di liquidità da utilizzare nel solo periodo di mercato. Abbiamo zero a disposizione, dobbiamo rientrare di una parte delle perdite, ricostruire una rosa e spacciarla per migliore dell’anno precedente.
Secondo: ricolmare la squadra di giovani, possibilmente dotati di un cognome altisonante o con un minimo di credibilità internazionale, in modo che tra 1-2 stagioni siano pronte le primissime plusvalenze, nella speranza di azzeccare almeno un vero “crack” per fare un colpaccio.
Chiunque sia, se è giovane e conosciuto e costa il giusto, viene acquistato. Non importa il ruolo, non ce ne frega niente.
Fondamentalmente il motivo per cui non è arrivato Giaccherini è proprio questo. Ci sarebbe servito come il pane e sarebbe costato relativamente poco (1,5 mln € di cartellino più 3 mln € lordi per 3 anni: esattamente il costo dei 12 mesi di Micah Richards o di un anno di stipendio di Marione Gomez).
Giaccherini ha 31 anni e non avremmo potuto rivenderlo, fine della valutazione sportiva su Giaccherini.
Terzo: deve fare come gli pare. L’allenatore ha già rotto le palle oltre il dovuto e qualsiasi sua richiesta entrerà dall’orecchio sinistro per uscire regolarmente dal destro. Gli obiettivi non sono sportivi, esiste solo il ripristino del bilancio. E visto che i presunti acquirenti si dileguano alla velocità della luce questa rimane l’unica vera priorità.
Beh, tenetevi forte. A breve arriverà il fido Cognigni, forse assieme al “patron” Andrea Della Valle.
Arriverà alla chetichella come si è affrettato a raccontarci Sousa, sempre prodigo di infamie velate (ma non troppo) per i propri datori di lavoro, rei di non averlo esonerato e quindi obbligato a lavorare in questa orribile città, con questo orribile stipendio, con questa rosa da retrocessione.
Il presidente quando questo articolo sarà online avrà probabilmente già parlato e rassicurato tutti, dicendo che stiamo creando una squadra giovane e forte e che Sousa ha il sostegno da parte di tutti.
Ci dirà che per lo stadio siamo agli sgoccioli così come per la questione sponsor.
E anche con la credibilità.
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