martedì 26 Gennaio 2021
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    Lettera da Bergamo: “Cara consigliera Leoncini, io c’ero a veder partire quelle bare…”

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    Sono una cittadina di Bergamo. Sono un’operatrice del settore. Sono una psicologa che lavora con i disabili. E quella sera c’ero per dare sostegno.

    Non mi soffermerò sulle mancanze che la mia gente, i miei amici e conoscenti, hanno vissuto personalmente.

    I morti lasciamoli partire per il loro nuovo cammino. Mi soffermerò sulla disperazione di quei giorni; mi soffermerò sull’irrealtà di ciò che si stava vivendo in quel periodo. Smarrimento, paura, dolore, incredulità, protezione.

    Ma la cosa più orribile è stata la mancanza, l’impossibilità di un abbraccio, di un saluto, di un arrivederci.

    A chi ci aveva lasciato e a chi aveva bisogno di essere consolato: non c’è stato tempo, non c’è stato modo.

    Io c’ero a vederli partire. C’ero a vedere quegli uomini in divisa che che accarezzavano per noi quelle bare.

    C’ero quando asciugavano gli occhi furtivamente perché una divisa impone coraggio e non debolezza.

    E con delicatezza deponevano a una a una quelle bare, come fossero familiari. E lo facevano per noi. Per noi ammutoliti.

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    Sì, caro avvocato, ammutoliti. Perché alla morte ci si inchina: e tutti i parenti erano con le lacrime dentro, perché volevano che partissero sereni.

    Bergamo, che da marzo a fine aprile è stata città di trincea contro un microscopico nemico che l’ha attanagliata e presa in scacco.

    Non ha urlato. Non si è rassegnata. Non ha fatto sceneggiate. Non è crollata.

    Ha solo combattuto, perdendo parecchie meravigliose persone che si stanno piangendo ancora. Ma in quel momento tutti in un fronte unico.

    Non aggiungo altro: lei è dottore in legge, io sono dottore che in quel momento in prima linea c’era.

    E la sua povertà umana e di conoscenza dei fatti non fanno onore alla sua professione, e a tutto il forum degli avvocati che la rappresentano.

    Perché nessuno di voi ha aperto una bara e ha visto la Maria, il Gino, il Piero. E non con l’abito “da festa”, come e si usa seppellire i nostri morti.

    Ma con un pigiama azzurrino, una camicia da notte.

    Buona giornata avvocato, mi auguro che sia chiamata a rispondere anche nel suo ambito professionale delle sue affermazioni.

    Carla

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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