SAN CASCIANO – Ieri, mercoledì 22 aprile, al Teatro Niccolini di San Casciano, si è svolta la “lectio” della storica Michela Ponzani, docente di storia contemporanea, dal titolo “La guerra civile è la transizione dal fascismo alla Repubblica”.
Un incontro intenso e partecipato, che ha offerto al pubblico una rilettura profonda di uno dei passaggi più complessi della storia italiana.
Hanno fatto gli onori di casa il sindaco Roberto Ciappi e l’assessora alla cultura Sara Albiani.
Entrambi hanno ribadito che mai come oggi è di basilare importanza l’esercizio della memoria, perché la libertà che abbiamo non è scontata e dobbiamo essere grati a coloro che hanno lottato e sacrificato la loro vita per sconfiggere la dittatura.
Dopo i saluti istituzionali c’è stata la proiezione di un breve video sul significato della parola “PACE”, sostenuto da un cittadino di San Casciano: i cui nipoti, Alessandro e Sofia, di sette e dodici anni, hanno spiegato in maniera semplice ma molto incisiva, come solo i bambini sanno fare, che cos’è la pace.
Michela Ponzani ha fatto poi il suo ingresso sul palco. Al centro dell’intervento, la definizione della guerra 1943-1945 come “guerra civile”, ma soprattutto l’attenzione al ruolo delle donne, protagoniste di una trasformazione radicale.
“Entrare in banda” significava rompere schemi sociali rigidi: molte ragazze scelsero la lotta partigiana, sovvertendo un destino già scritto. La guerra, ha sottolineato Ponzani, fu anche questo: un momento in cui le donne conquistarono spazi di libertà e responsabilità inediti.
Particolarmente significativo il richiamo al Manifesto di Ventotene, diffuso clandestinamente anche grazie all’impegno di donne che ne permisero la circolazione.
In questo contesto, la storica ha ricordato figure come Lea Giaccaglia, presente a Ventotene, e ha posto l’accento sul contributo femminile alla costruzione di una nuova coscienza politica europea.
Non sono mancati riferimenti ad alcune protagoniste del Novecento italiano: Camilla Ravera, alla quale Antonio Gramsci, intuendone le grandi capacità, affidò la rubrica “Tribuna delle donne” sul quotidiano “L’Ordine Nuovo”, e autrice già il 10 marzo 1920 di riflessioni sulle donne di sorprendente attualità.
Teresa Vergalli, simbolo della partecipazione femminile alla Resistenza; Teresa Mattei e Lina Merlin, protagoniste nella stesura dell’Articolo 3 della Costituzione italiana, cardine della democrazia repubblicana.
Un momento molto emozionante è stato il ricordo del referendum istituzionale del 2 giugno 1946 quando per la prima volta in Italia le donne poterono votare. Quel giorno, che oggi celebriamo come Festa della Repubblica, fu vissuto da moltissime donne con un’intensità quasi solenne.
Dopo anni di esclusione dalla vita politica durante il fascismo, il voto rappresentava finalmente un riconoscimento concreto della loro cittadinanza. Donne che si presentarono ai seggi con i vestiti migliori, come un giorno di festa e con la tessera elettorale stretta al petto quasi fosse un simbolo prezioso.
Non era solo un gesto pratico, ma un atto profondamente emotivo e politico: significava essere finalmente viste e ascoltate. Per molte di loro era anche un momento di orgoglio personale e collettivo.
Quel voto non riguardava solo la scelta tra monarchia e repubblica, ma segnava l’ingresso delle donne nella democrazia italiana dopo un lungo percorso fatto di lotte, resistenza e partecipazione alla vita civile, soprattutto durante e dopo la guerra.
Nel corso della lectio, Ponzani ha anche proposto una riflessione critica sul presente: nell’era dei social, in cui c’è il rischio di perdere il senso umano della storia e di dimenticare i volti delle fotografie degli schedati dal fascismo, ridotti a immagini senza memoria.
A fare da sfondo alla lectio c’è stata una lettura più ampia del Novecento: il fascismo come “frutto avvelenato” della prima guerra mondiale e la necessità di comprendere fino in fondo le radici della violenza per difendere i valori democratici.
La serata si è conclusa con un lungo applauso, segno dell’apprezzamento per una lectio capace di intrecciare rigore storico, memoria e forte sensibilità civile.
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