spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
sabato 24 Gennaio 2026
spot_img
spot_img
Altre aree
    spot_img

    Il Vallone di Cecione a Panzano: qui dove il vino… fiorisce

    Il massimo sarebbe visitare il Vallone di Cecione in primavera, nel momento della fioritura della semina nei filari: profumi e colori (come si vede dalle foto) eccezionali, che rendono ancor di più paradisiaco quest’angolo della Conca d’Oro a Panzano in Chianti.

    E’ qui che Francesco Anichini (33 anni) gestisce l’azienda di famiglia con la collaborazione dei genitori (Giuliano e Anna, nella foto scattata nel 1975 e diventata etichetta del vino). Seguito dall’agronomo Adriano Zago, e dall’enologo Alessandro Fusi, Francesco ha sposato con grande convinzione la filiera del biologico e del biodinamico.

    “Considerando il momento abbastanza complicato – spiega – uno come me deve trovare le fiere un po’ più adatte. La vendita può avvenire in fiere che attraggono persone al biologico, a una produzione biodinamica, interessate  a un vino “familiare”. Si tratta di selezionare le rassegne più adatte. Ci sono Paesi più ricettivi? Svizzera, Germania, adesso alcune zone delle metropoli americane. Di sicuro oggi maggiore attenzione all’argomento del biologico e della genuinità”.

    La famiglia Anichini ha il vino nel Dna: “Noi veniamo da oltre 100 anni di produzione di vino a livello di famiglia paterna – racconta Francesco – prima nella zona del senese, vicino a Castelnuovo Berardenga, come mezzadri. Dal 1961 qui a Cecione: per tantissimi anni il percorso è sempre stato di rispetto per l’ambiente, cercando di proporre un vino genuino, senza che i campi fossero diserbati o trattati con concimi chimici. Nel 2001 sono entrato in azienda e fino al 2003-2004 abbiamo proseguito a vendere il vino in partita. Dopo qualche anno di apprendistato ho cercato di valorizzare tutto il lavoro che facciamo, andando a confrontarci sul mercato e rendendo riconoscibile la storia della nostra famiglia che da un secolo fa vino”.

    La prima annata imbottigliata è stata quella del 2004: Francesco ha curato tutto, fino all’etichetta, che riporta una splendida foto del 1975 con mamma e papà che risalgono la vigna. L’azienda si estende su otto ettari, con circa 4 ettari di vigneto e 700 piante olivo.

    “La scelta – prosegue Francesco – è stata quella del biologico (la conversione sarà ufficializzata quest’anno), ma seguo anche la filosofia biodinamica: dal punto di vista pratico si tratta di rendere più ricettivo e fertile il terreno dinamizzando il letame (con il preparato E500), spargendo la silice dinamizzata sulla parte fogliare all’alba (con il preparato E501). In questo modo c’è una forte interazione fra la luce solare e la foglia, si catalizza la fotosintesi clorofilliana. Faccio queste cose da due-tre anni e mi sono accorto di avere vigneti sani, che non vengono colpiti dalle malattie. E’ chiaro che anche la stagione e il clima hanno un peso fondamentale”.

    Poi c’è la cosiddetta semina dei vigneti, ovvero della parte centrale. Francesco ce la racconta con passione trasporto: “Ogni anno la faccio con erbe diverse, insieme al mio agronomo. Seminiamo a filari alterni un mix di erbe che rilasciano sostanze organiche (rucola, favetta, senape, rafano, piselli) e altre che invece hanno un effetto di riduzione energetica e rinfrescano il suolo (ad esempio l’orzo), ridando vita al sottosuolo”.

    Ci crede molto Francesco nella strada del biologico e del biodinamico. Ammette onestamente che “essere biologici qui è bello e anche facile. Siamo alti, esposizione sud est, siamo nella Conca d’Oro (il nome dice tutto)”. Ma non gli basta: “Utilizziamo sempre meno rame e meno zolfo possibile: da qualche anno, anche grazie al clima, sto riuscendo a farlo con grande soddisfazione. Ad esempio il limite previsto dal disciplinare biologico per il rame è di 6 kg a ettaro/anno; io riesco ad andare poco oltre il kg/anno. La differenza quantitativa la copro con tanti altri prodotti naturali: propoli, infusi di ortica, di camomilla, macerati di alghe.  Andando in questa direzione secondo me si va a scoprirlo davvero il territorio. Bisogna tornarci, viverlo appieno. Noi di ogni metro quadro di terreno sappiamo tutto”.

    Poi c’è il passaggio in cantina: “Anche lì – ci spiega Francesco – siamo arrivati al punto di non utilizzare più i lieviti, di non fare più nessuna aggiunta. Dopo la fase di studio sono arrivato ad avere un vino che, se non fosse per i solfiti (del 60-70% più bassi comunque rispetto alla dose consentita dal Consorzio Vino Chianti Classico), potrebbe considerarsi biodinamico al 100%. Ed è così che, secondo me,  il vino rispecchia l’annata, il clima, il territorio”.

    “Io seguo questa strada – conclude – Per qualche anno, ero anche più giovane, pensavo di dover fare un vino da sommelier, da premio. Sinceramente adesso non ce ne importa niente. Io cerco di mettere in bottiglia il territorio vero. Il complimento più bello è quello che mi fa una persona che mi dice di aver bevuto quasi una bottiglia con grande soddisfazione, e di essersi alzata senza nessun problema la mattina dopo.  L’unica strada percorribile è questa qui, anche da un punto di vista commerciale. Il vino deve essere fatto… per essere bevuto”.

    Matteo Pucci

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    IL CHIANTI CLASSICO

    Quando si apre una bottiglia di Chianti Classico ci si immerge in una storia che parte da lontano. Nei 70.000 ettari del territorio di produzione del Gallo Nero, uno dei luoghi più affascinanti al mondo. Firenze e Siena delimitano il territorio di produzione.

    Otto comuni: Castellina, Gaiole, Greve e Radda in Chianti per intero e, in parte, quelli di Barberino Tavarnelle, Castelnuovo B.ga, Poggibonsi, San Casciano.

    Un terroir unico per la produzione di vino e olio di qualità; centinaia di etichette garantite dalla DOCG: è vero Chianti Classico solo se sulla fascetta presente sul collo di ogni bottiglia si trova lo storico marchio del Gallo Nero.

    Il Consorzio Vino Chianti Classico conta, ad oggi, oltre 600 produttori associati. In questo spazio racconteremo presente e futuro del vino e dell’olio in questo territorio; storie, strategie, rapporto con il mondo.  Info: www.chianticlassico.com.

    Sostieni il Gazzettino del Chianti

    Il Gazzettino del Chianti e delle Colline Fiorentine è un giornale libero, indipendente, che da sempre ha puntato sul forte legame con i lettori e il territorio. Un giornale fruibile gratuitamente, ogni giorno. Ma fare libera informazione ha un costo, difficilmente sostenibile esclusivamente grazie alla pubblicità, che in questi anni ha comunque garantito (grazie a un incessante lavoro quotidiano) la gratuità del giornale.

    Adesso pensiamo che possiamo fare un altro passo, assieme: se apprezzate Il Gazzettino del Chianti, se volete dare un contributo a mantenerne e accentuarne l’indipendenza, potete farlo qui. Ognuno di noi, e di voi, può fare la differenza. Perché pensiamo che Il Gazzettino del Chianti sia un piccolo-grande patrimonio di tutti.

    Leggi anche...