IMPRUNETA – E' un momento di grandi cambiamenti per le "nostre" banche di credito cooperativo. Da oltre un anno infatti si stanno modificando tutti gli orizzonti di quelle che, per decenni, sono state conosciute spesso come le "banchine".
Fra fusioni in serie e riforma del credito cooperativo, che dal nuovo anno porterà ad avere le due holding (Roma e Trento, ovvero Iccrea e Cassa Centrale) con tutte le banche locali sotto il loro "cappello".
Rimanendo all'Impruneta (e Greve in Chianti e Bagno a Ripoli), qui la Bcc di Impruneta ormai da un anno ha concluso il suo percorso di fusione con le Bcc del Mugello e Signa, creando il Banco Fiorentino – Mugello, Impruneta, Signa: 45 mila clienti, 12 mila soci, 160 milioni di patrimonio, 28 sportelli attivi e 40 sportelli ATM, 240 dipendenti, 52 comuni di competenza.
Nel maggio scorso l'approvazione del primo bilancio a banche unite. E oggi, a oltre un anno dalla fusione, è tempo di fare un primo punto della situazione con il presidente Paolo Raffini, che incontriamo in uno dei punti nevralgici della banca. Ovvero la sede di piazza Buondelmonti a Impruneta.
Presidente, il Banco Fiorentino ha in questa zona aree di competenza storiche, ovvEro i comuni di Impruneta, Bagno a Ripoli e Greve in Chianti. Come intendete svilupparvi?
"Io credo che il Banco Fiorentino debba continuare a prestare il massimo della sua attenzione a questo territorio, rimanendo nelle attuali zone di insediamento. Non abbiamo mire espansionistiche, sarebbe anche prematuro visto che siamo ad appena un anno dalla fusione, pur potendolo considerare già un percorso riuscito".
Appunto, a che punto siamo di questo percorso?
"Sia dal punto di vista del Cda sia del personale credo che ci sia stata forte amalgama e condivisione. Vogliamo consolidare e mantenere le attuali presenze e, nello stesso tempo, evolvere e rafforzarci: vanno in questo senso la prossima apertura della filiale in viale Volta a Firenze, o la nuova agenzia che aprirermo nella zona di Prato. Che va a chiudere il cerchio nella nostra cornice, un "ponte" fra Calenzano e le Signe".
Quale è stata la vostra strategia per quanto riguarda i vostri "front office" post fusione?
"Gli sportelli sono rimasti gli stessi, abbiamo cercato di mantenere nei limiti del possibile (e del turnover fisiologico) le stesse persone e gli stessi funzionari. Anche per dare un segno di continuità a territorio e soci".
Sa benissimo che in Chianti il tema delle holding è molto "sentito". Voi avete fatto da tempo la vostra scelta, decidendo di andare con Iccrea. A che punto siamo dal vostro osservatorio?
"Il percorso è in forte accelerazione: a fine anno-primi di gennaio dovrà essere presentato il progetto alla Bce. Iccrea è l'unico gruppo che ad oggi ha i requisiti. Purtroppo il fatto che non si sia riusciti a fare un gruppo unico è stata una mancata opportunità, un errore".
Al di là delle logiche di "politica bancaria", come vede la realtà economica attuale? Che poi è quella che interessa sia i cittadini, sia le imprese locali, sia le banche come le vostre, che lavorano a stretto contatto con loro…
"Mi sento di dire che ci sono segnali di ripresa. Lo notiamo da una maggior fiducia delle imprese, da una ripresa degli investimenti (con differenza fra i vari settori) e dall'utilizzo dei castelletti di portafoglio. Questo fa ben sperare. C'è un timido risveglio anche su mutui prima casa e ristrutturazione, che scaturisce da una maggiore fiducia nel futuro da parte delle famiglie".
E voi siete in grado di sostenerli questi… segnali?
"Il Banco Fiorentino ha, nella sua attuale consistenza patrimoniale, le forze dal punto di vista economico. Per sostenere famiglie e piccola e media impresa, ma anche da rassicurare i risparmiatori".
di Matteo Pucci
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