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sabato 18 Settembre 2021
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    Dal Gobetti Volta ad Auschwitz, diario dal Treno della Memoria. Giorno 2

    Inizia la giornata nella stazione di Oswiecim che ci accoglie con piccoli fiocchi di neve e con un freddo glaciale.

    Divisi per gruppi, ci dirigiamo verso il campo di Auschwitz-Birkenau che subito riconosciamo per la singolare “porta della morte” attraversata in passato dai convogli carichi di prigionieri.

    Anche noi la superiamo e ci ritroviamo all’interno del campo, circondati dal filo spinato e dalla nebbia; davanti a ciò che ci si presenta, le prime sensazioni sono l’oppressione di un mondo metodico ed ordinato che aveva precisi obiettivi: sfruttare e uccidere.

    Quasi in contrapposizione viviamo un senso di immensa vastità, Infatti la nebbia non ci permette di individuare la fine del campo e sembra quasi che richiami l’infinita crudeltà che alimentava i tedeschi.

    Sulla sinistra si nota una distesa di baracche, costruite con i mattoni appartenenti alle preesistenti abitazioni dei contadini polacchi, obbligati a fare posto per la costruzione della nascente macchina della morte.

    Preceduti da una guida visitiamo due prefabbricati in legno: all’interno del primo si trovano tre file di latrine, mentre il secondo era chiamato “camera della morte”.

    Infatti quasi l’80% dei deportati non sopravviveva alla prima selezione fatta da una comune guardia in servizio, che in pochi secondi decideva il destino delle anime appena arrivate, circa 1 milione sono passate per la camera della morte.

    Proseguendo per i binari raggiungiamo i resti dei due più importanti crematori; ci colpiscono le dimensioni inadatte per contenere fino a più di 2.000 persone.

    Visitiamo il luogo nel quale i “fortunati” scelti per lavorare venivano lavati e disinfettati; oggi l’interno è stato adibito a mostra fotografica contenete intere pareti di immagini, che ci ricordano l’identità dei singoli prigionieri, che come noi avevano una vita, una famiglia e dei sogni.

    La visita si conclude con un corteo commemorativo, seguito da una cerimonia durante la quale ogni ragazzo del progetto pronuncia simbolicamente il nome di un deportato, ricordando ciò che gli avevano tolto in passato.

    Prima dei saluti tre preghiere di tre diverse religioni, quella cattolica recitata in italiano, quella del rappresentante dei Sinti e rom in romanes e infine il canto ebraico capace di comunicare il grido di un popolo straziato creando un silenzio perfetto, carico di significato.

    I ragazzi del Gobetti Volta sul Treno della Memoria

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    Un laboratorio di giornalismo che ormai va avanti da oltre due anni, grazie alla splendida collaborazione degli insegnanti e della dirigenza dell’Istituto Statale di Istruzione Superiore “Gobetti-Volta” di Bagno a Ripoli.

    Il Gazzettino del Chianti ha deciso quindi di dare una organicità a questa collaborazione creando questo apposito spazio in cui troveranno spazio tutti gli articoli scritti dagli studenti e dalle studentesse di quella che è l’unica scuola superiore presente nel nostro territorio.

    Scriveranno anche di questo, del territorio in cui vivono e dal quale tutti i giorni “partono” per andare a scuola. Ma anche della scuola stessa, di quello che vi accade.

    Articoli scritti da ragazzi dalla prima alla quinta superiore, seguiti dalla nostra redazione ma lasciati liberi nella scelta degli argomenti. Anche di sbagliare. In un piccolo-grande laboratorio di giornalismo aperto e plurale. Buona lettura!

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