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venerdì 19 Aprile 2024
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    Le relazioni nella Terza Età

    Durante una conferenza sulla terza età di qualche settimana fa è stata fatta al pubblico presente in sala una domanda: “cosa pensate o immaginate sia la terza età?”.

     

    Una persona ha esordito con una risposta molto significativa. Parafrasando, ha riferito che secondo lei la terza età è una “bufala”, non esiste.

     

    In un articolo precedente la psicologa Laura Berti ha introdotto l’argomento della terza età, cioè quella fascia di età che va dai 65 ai 75 anni, fornendo molte informazioni su un piano generale su cos’è effettivamente e cosa porta con sè.

     

    # ARTICOLO / Terza Età: invecchiamento e mantenimento delle funzioni

     

    In genere siamo abituati a pensare che l’ingresso nella terza età segni quel passaggio verso un declino certo e inesorabile prevalentemente di tipo fisico e cognitivo.

     

    Un declino verso il quale non abbiamo mezzi e che dobbiamo solamente accettare. Le cose in realtà non stanno effettivamente così.

     

    Ciò che cambia con l’età non sono solo gli aspetti cognitivi e fisici ma anche quegli aspetti relazionali, di comunità e di come ci poniamo nei confronti dei mutamenti della società in cui viviamo.

     

    Una società nella quale tendiamo, a volte, a vedere l’invecchiamento come un punto di arrivo e durante il quale possiamo avere pensieri come “non servo più” oppure “ho fatto tutto quello che dovevo fare”, “sai, adesso è ora che voi giovani procediate con le vostre gambe, io esco di scena” o ancora, “in questa società sembra quasi di vivere su un altro pianeta con tutti questi cambiamenti così troppo veloci”.

     

    A volte sembra di vedere due “società” all’interno di una stessa comunità: da una parte i “giovani adulti” o comunque coloro che lavorano e creano reddito, dall’altra parte le persone sopra una certa età alle quali si deve badare o assistere con piani d’assistenza generalmente di tipo medico o poco più e inquadrare la persona che esce o sta per uscire dall’età lavorativa più come un peso che come una risorsa.

     

    A volte basta un cambiamento di prospettiva per “vedere” o pensare ad altre strategie e rendere le persone attive nelle decisioni, nelle loro vite, nelle relazioni e nella comunità.

     

    E’ importante comprendere e in certi casi accettare l’invecchiamento biologico e cosa porta con sè, ma non per questo è detto che una persona si debba ritirare socialmente, anzi, può diventare ancora più attiva nella propria comunità portando con sè caratteristiche individuali significative.

     

    Pensiamo al volontariato, al di là delle conoscenze specifiche, ci sono tre caratteristiche che occorre possedere: la capacità di lavorare in gruppo soprattutto nelle situazioni complesse, il comunicare con le persone e avere del tempo da spendere nell’attività.

     

    Per sviluppare alcune delle caratteristiche menzionate sopra ci vuole tempo ed esperienza. Inoltre, impegnarsi attivamente presso un’associazione di volontariato porta con sè molti benefici nella comunità e nella possibilità di mantenere e costruire delle relazioni, fattore protettivo anche verso l’invecchiamento cognitivo.

     

    Non solo nel volontariato acquistiamo valore e possiamo essere delle risorse. “La spiegazione del presente è nella narrazione di ieri”, a volte per comprendere certi eventi del presente bisogna scrutare ciò che sappiamo del nostro passato e della storia politica, economica e culturale non solo nazionale ma anche della propria comunità.

     

    Costruire luoghi sociali o familiari dove raccontare i vari cambiamenti avvenuti nella società e vissuti in prima persona in uno scambio narrativo tra chi racconta e chi ascolta.

     

    Adoperarsi nel mantenere le relazioni o costruirne di nuove, frequentare eventi che tengono la mente attiva (es. appuntamenti nelle biblioteche o teatrali), impegnarsi in qualsiasi attività sociale anche pratica, nel quartiere e nella comunità, si traduce in un migliore adattamento cognitivo ed è un forte fattore protettivo nei confronti di problematiche quali ansia e depressione.

     

    Tommaso Ciulli, Psicologo

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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