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mercoledì 8 Dicembre 2021
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    Il viaggio dalla striscia di Gaza al Meyer di Firenze di una bimba malata

    Questa settimana vi voglio raccontare una storia particolare, molti di voi probabilmente non hanno la minima idea di come funzionino le cose in Palestina con l’occupazione da parte degli israeliani dei territori.

     

    Io sono stato con la mia associazione di clown in missione in Palestina e striscia di Gaza due anni fa e ho stabilito legami umani e di collaborazione con un’associazione che lavora in quei luoghi con vari progetti umanitari, tra i quali anche il progetto dei clown dottori che lavorano nell’ospedale di Gaza.

     

    In quell’occasione ho conosciuto e approfondito la storia di una famiglia palestinese che ha una bimba di due anni e mezzo malata.

     

    Là non riescono nè a farle una diagnosi nè tantomeno a curarla, per cui hanno chiesto il permesso di poterla portare all’ospedale Meyer di Firenze per poterla curare.

     

    Dopo varie volte in cui le negavano i permessi sono riusciti ad ottenerli, poi all’improvviso si è aperta la frontiera Egiziana e la mamma e la bimba hanno deciso di prendere un aereo dal Cairo e venire in Italia (questo perchè i palestinesi non possono prendere i voli dall’aeroporto di Tel Aviv in quanto stato di Israele a loro precluso).

     

    Vi racconterò la storia allucinante di un viaggio dalla striscia di Gaza fino a Firenze. Ve lo racconto perchè secondo me queste cose vanno dette e la gente deve conoscere come sono costrette a vivere le persone in certi Paesi del mondo. E cosa sono costretti a subire in virtù di non si sa bene cosa.

     

    E’ partita dalla striscia di Gaza venerdì alle 4 di notte poichè avevano aperto la frontiera con l’Egitto a Rafah, quindi con la bambina è andata nella sala di raccolta di tutti i palestinesi che avevano il permesso israeliano per poter uscire da Gaza e si è messa in coda ad aspettare.

     

    Avevano detto che la frontiera sarebbe restata aperta per tre giorni e che avrebbero fatto uscire 8 autobus di persone al giorno più o meno.

     

    I controlli son durati fino alle 10 del mattino quando li hanno fatti partire per Rafah. Hanno fatto mezz’ora di macchina e si sono recati al controllo delle liste fino alle 11.30/12 dopodichè li hanno fatti salire su 3 autobus e li hanno fatti partire alla volta della frontiera con l’Egitto, dovevano far passare 8 autobus ma ne hanno autorizzati solo 3 alla fine e tutti gli altri li hanno rimandati indietro senza nemmeno dare spiegazioni.

     

    Questi autobus devono percorrere un breve percorso, circa 500 metri, verso la sala di attesa dove faranno i controlli gli egiziani, è obbligatorio restare sull’autobus fino a che non si apre la stanza egiziana.

     

    Siccome era chiusa sono stati chiusi nell’autobus, senza bagno nè poter scendere, con malati e bambini vari fino alle 15.30 circa.

     

    Alle 15.30 li hanno fatti entrare nella sala egiziana, un luogo spoglio, sporco, con pochissime sedie e con un solo bagno mal tenuto per centinaia di persone, senza la possibilità di poter comprare nè mangiare nè bere se non da una macchinetta distributrice che è però carissima (tipo come se da noi costasse 50 euro una bottiglietta d’acqua in paragone) per cui nessuno può permettersela.

     

    Appena entrati gli hanno levato il passaporto per restituirglielo solo quando potevano passare e entrare in Egitto, ovviamente non tutti potranno passare, hanno la sicurezza di passare solo quando gli viene reso il passaporto timbrato.

     

    A loro lo hanno reso col timbro alle 23.30, fino ad allora hanno aspettato buttate per terra in una sala sporca sperando di poter passare ma senza averne la certezza, una specie di guerra psicologica tremenda che ti stanca e ti consuma. In fila persone malate, persone con le flebo, persone anziane, bambini.

     

    A qualcuno è stato detto di tornare indietro alle 4 di notte, senza una precisa motivazione, solo che dovevano tornare indietro e basta. Mi ha raccontato la storia di un padre anziano e di un figlio di 20 anni molto malato che cercavano di passare per andare in ospedale all’estero perchè il figlio aveva bisogno di un trapianto di fegato e il padre era il donatore compatibile.

     

    Bene, alla frontiera hanno deciso che il figlio poteva passare perchè era malato ma il padre no, hanno spiegato che se non passava il padre era inutile anche far passare il figlio perchè il padre era il donatore ma non hanno voluto ascoltarli e così sono tornati indietro entrambi, ma come questo ce ne sono tantissimi altri di esempi.

     

    Usciti da questa sala alle prime ore dell’alba hanno dovuto pagare un taxi per fare altre 5 ore di viaggio verso Il Cairo, passando attraverso un territorio neutrale.

     

    Siccome lungo questa strada fanno molti controlli, sia delle persone che delle valigie, fermando le auto e formando così lunghe code, un viaggio di 5 ore si è allungato fino a impiegarne ben 12, durante tutto questo percorso non c’è linea telefonica nè possibilità di comunicare con qualcuno dei familiari e così sono arrivati a Il Cairo alle 20 della domenica.

     

    Lei, che è una fortunata, ha una casa a Il Cairo ed ha quindi potuto riposarsi un poco e dormire in un luogo migliore, ma c’è chi non ha questa possibilità e va direttamente in aeroporto ad aspettare il volo del mattino seguente.

     

    La mattina alle sei sveglia e via in aeroporto, alle sette controlli vari perchè alle 10 partiva il volo. Siccome non aveva acquistato un volo di ritorno e aveva il visto valido per soli altri sette giorni l’hanno obbligata a acquistare un volo prima di decollare da Il Cairo altrimenti non la facevano partire.

     

    Lei ha spiegato che veniva per motivi medici e che avrebbe chiesto il rinnovo del visto una volta arrivata in Italia e avuto la lettera dall’ospedale, ma loro non hanno voluto sentire. E così lei l’ha dovuto comprare e poi sposterà la data dall’Italia una volta arrivata.

     

    Così lei e la bambina sono arrivati a Roma alle 12.30 del lunedì dove noi la stavamo aspettando per portarla a Firenze in auto, ma c’è anche chi non conosce nessuno, chi magari non sa bene la lingua e deve arrangiarsi in qualche maniera per riuscire ad arrivare in ospedale e far ricoverare la bambina malata.

     

    Tutto questo perchè un palestinese non può andare a prendere l’aereo a Tel Aviv in quanto stato d’Israele e a loro non è concesso l’ingresso in aeroporto.

     

    Se l’Egitto o la Giordania non aprono le frontiere e lo fa decollare dai loro aeroporti,. un palestinese non può lasciare il suo Paese nemmeno se ha il permesso di Israele per farlo.

     

    Un viaggio che noi normalmente, potendo entrare in aeroporto, faremmo in circa sei ore volo compreso loro ci mettono circa 60 ore, ossia dieci volte di più e rischiano in queste ore due o tre volte di essere rimandati indietro.

     

    A volte capita che ti danno il permesso Israeliano per uscire dalla Palestina ma l’Egitto o la Giordania ti negano l’autorizzazione a salire sull’aereo, oppure che la Giordania o l’Egitto ti autorizzino a decollare dai loro aeroporti ma che tu non abbia il permesso israeliano per poterci arrivare, insomma ogni volta non sai mai come andrà a finire, e a tutto questo ci dovete aggiungere una povertà molto alta e che di solito non volano per fare le ferie ma per motivi molto seri come malattie e disturbi vari che nel loro paese non possono essere curati per mancanza di mezzi, medicinali o macchinari.

     

    Perchè vi racconto tutto questo? Perchè spesso sento persone lamentarsi di cose stupidi, futili o addirittura inesistenti.

     

    E’ capitato a ognuno di noi di lamentarsi per mezz’ora di attesa in fila in qualche ufficio o in fila per fare le analisi del sangue, poi vedi situazioni del genere e ti rendi conto che a te è andata bene, che tu hai praticamente vinto la lotteria del paese in cui nascere.

     

    Certo, tante cose da noi non vanno benissimo e dobbiamo lottare per cambiarle e migliorare le condizioni, ma ogni tanto farebbe bene anche riflettere che noi siamo molto fortunati, è vero aspettiamo per fare le analisi ma abbiamo la possibilità di farle.

     

    Troppo spesso ci lamentiamo per cose davvero inutili e ci guastiamo le giornate senza rendersi nemmeno conto che siamo sfacciatamente fortunati, per lo meno più della maggioranza degli abitanti di questo mondo.

     

    Davvero dovremmo fermarci a riflettere, a capire cosa possiamo fare noi per queste persone e invece di stare a discutere di futilità potremmo rimboccarci le maniche e curare questo mondo e tanti nostri fratelli, e questo gioverebbe sia alla loro vita che alla nostra.

     

    Concludo questo articolo con una poesia di Mahmud Darwish (1941-2008), un poeta e scrittore palestinese, che si intitola: “Pensa agli altri”.

     

    Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri, non dimenticare il cibo delle colombe.

    Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri, non dimenticare coloro che chiedono la pace.

    Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri, coloro che mungono le nuvole.

    Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri, non dimenticare i popoli delle tende.

    Mentre dormi contando i pianeti , pensa agli altri, coloro che non trovano un posto dove dormire.

    Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri, coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.

    Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso, e dì : magari fossi una candela in mezzo al buio.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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