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mercoledì 8 Dicembre 2021
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    “Tutti per Totta: dal cancro si può guarire. E cambiare anche le cose”

    Oggi vi voglio raccontare una storia bella, una di quelle storie che quando le leggi ti senti bene e pensi: “Dai, si è possibile davvero cambiare il mondo, è possibile davvero prendere la cosa più brutta che per te esista e trasformarla in meraviglia, gioia e speranza infinita”, ecco a voi la storia di Carlotta, ossia della principessa Fuzzia e del drago che la assalì un giorno ma, come tutte le storie che si rispettino, iniziamo dall’inizio:

     

    C’era una volta…Carlotta che nel 2014 lavorava come consulente commerciale, aveva un bel cane, era innamorata di Enea, era giovane, bella e contenta di come andava la sua vita, poi arrivò aprile e con aprile la primavera… no non la primavera, o meglio, anche la primavera, perchè per Carlotta quell’anno insieme alla primavera arrivò anche una pericardite che in realtà poi si scoprì essere un linfoma al mediastino (ossia lo spazio mediano della cavità toracica, che è compreso tra i due polmoni) e da lì inizia un lungo percorso di vita.

     

    Viene ricoverata e poi dimessa ma ovviamente resta a casa oltre sei mesi per fare tutto il percorso di cura, dopodichè torna a lavoro, bene, direte tutti voi, ha risolto e sta bene…in realtà è proprio lì che inizia la sua battaglia e la sua storia perchè le storie iniziano quando non te l’aspetti, le storie stanno dietro l’angolo e aspettano che tu sia pronto a capirle e così a Carlotta arriva una lettera dell’Inps con una multa pari al 50% dello stipendio che le avevano pagato in quei sei mesi di malattia perchè un pomeriggio il dottore del controllo medico non l’aveva trovata a casa nelle ore di reperibilità.

     

    Carlotta allora fa ricorso perchè ha letto che per i malati oncologici non esisteva l’obbligo di restare a casa, in realtà quell’obbligo davvero non c’era, ma solo per i dipendenti pubblici, lei aveva letto la legge a metà e l’aveva applicata male poichè lei lavorava nel privato,  per cui il ricorso viene respinto più volte.

     

    Ma Carlotta pensa sia sbagliato che solo una parte dei lavoratori debba avere un obbligo che gli altri non hanno, in fin dei conti sono tutti lavoratori e tutti con la solita patologia, perchè alcuni posson fare delle cose che gli altri non possono?

     

    E qui una persona comune poteva lamentarsi, disperarsi, pagare la multa, arabbiarsi e tornare a lavoro sentendo di aver subito un’ingiustizia, ma Carlotta no, lei aveva sconfitto il drago della malattia e ora non poteva mica arretrare davanti alla strega dell’inps..non vi pare?

     

    E così chiama la trasmissione Le iene, racconta la storia, coinvolge tutti e questa storia arriva fino alle orecchie di Luca Lotti che all’epoca era il sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri che la contattò e le chiese di proporre una parificazione della legge tra il pubblico e il privato e così Carlotta scrive quella mail, chiede che la legge venga fatta valere per tutti i lavoratori e non solo per alcuni.

     

    Qualcuno potrebbe pensare: figurati se la ascoltano…ma se una persona deve cambiare le cose e ci crede davvero, ma davvero tanto e non per finta, allora misticamente tutte le cose iniziano a muoversi in quella precisa direzione perchè il nostro essere è orientato verso la giustizia e il miglioramento non solo per noi stessi ma per tutti.

     

    Tutto così inizia a predisporsi per la vittoria e così succede.

     

    Quello era proprio il periodo del Job’s act e così la legge viene inserita in quel progetto e, anche se questa modifica faceva parte del decreto, per la stessa ragione che dicevo sopra, viene chiamata Legge Carlotta.

     

    Questa legge è passata definitivamente nel gennaio del 2016 e da allora in poi tutti i malati oncologici, indipendentemente da dove lavorano, non hanno più l’obbligo della visita fiscale.
    Bella storia, direte voi, ma avete per caso letto la parola fine? No davvero.

     

    Carlotta durante la sua malattia viene incoraggiata dall’amore dei suoi amici e familiari che per lei realizzano un braccialetto fucsia con su scritto “Tutti per Totta” ossia tutti uniti per Carlotta.
    Lei inoltre durante la malattia aveva iniziato a scrivere una storia, la sua storia sotto forma di fiaba, ossia la storia di una principessa che si chiama Fuzzia che ha dentro di sè un drago (il linfoma appunto) e che alla fine il drago viene sconfitto e semplicemente rimpicciolito e sputato fuori dalla principessa.

     

    Siccome stare tutti insieme uniti in armonia funziona davvero quando Carlotta guarisce quel braccialetto viene invertito e da “Tutti per Totta” diventa “Totta per tutti” a significare che l’amore ricevuto va restituito, centuplicato e spanto per dargli senso, valore e potenza, se l’amore non si espande non esiste e così, ad aprile 2015, nasce l’associazione “Totta per tutti”.

     

    Ricordate il racconto? Bene, quella storia diventa un libro vero, illustrato magistralmente da Nicoletta Costa, con la Prefazione di Leonardo Pieraccioni e edito dalla casa editrice “Mandragora”.

     

    Ricordate che l’amore si deve espandere? Bene, questo libro infatti oggi è a disposizione di tutti ed è stato anche donato per tutti i bambini e le famiglie del reparto di oncoematologia dell’ospedale Meyer di Firenze perchè possano, attarverso la fiaba vera della principessa Fuzzia e del drago, spiegare meglio la malattia ai bambini e alle loro famiglie.

     

    L’associazione porta avanti inoltre tanti progetti belli come l’acquisto delle cuffie per l’ipotermia (che servono per ridurre la perdita dei capelli durante la chemio), il progetto di auto-aiuto con sostegno psicologico in gruppi autogestiti per malati oncologici e tanto altro.

     

    Fine? Nemmeno per sogno…questa storia probabilmente non finirà mai…quindi per concludere questo articolo cedo la parola a Carlotta e le chiedo: vuoi dire qualcosa per riassumere questa storia?

     

    “Si, voglio dire che di cancro si muore ma si sopravvive anche, e si diventa più forti, migliori e, se si riesce a trasformare il dolore in una forza motrice, sicuramente si può dare tanta forza a chi non ha la fortuna di avere intorno persone amorevoli come quelle che ho avuto io quando affrontavo la malattia”

     

    Una frase per concludere? “Il cancro non è contagioso ma l’amore si”.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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