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martedì 7 Febbraio 2023
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    Raccontami una storia: “Il corridoio di carta celeste”, di Silvia Grappolini

    "Dopo aver constatato che la ballerina era, come al solito, rimasta sola là in fondo, decise di lasciare la scatola aperta sul tavolo da lavoro..."

    Questa settimana, con la fiaba di Silvia, esploriamo il mondo di carta di un artista molto speciale…

    Il corridoio di carta celeste

    di Silvia Grappolini

    Era stato un pittore famoso e quotato. Questo tanti anni prima, adesso nessuno più immaginava che quel vecchio dagli scarmigliati capelli grigi e le folte ciglia nere ad incorniciare due occhietti lacrimosi e velati fosse stato una celebrità.

    Il vecchio Sam aveva ormai mani troppo tremolanti per poter dipingere, ma non volendo rinunciare ai suoi colori un giorno aveva deciso di prendere fogli, pennarelli e forbici e divertirsi un po’ creando delle figurine.

    Con una matita aveva disegnato sul foglio la sagoma di un personaggio, poi la aveva ritagliata e infine colorata con i pennarelli.

    Da allora ogni pomeriggio, sfruttando le ultime luci della giornata, si sedeva comodamente nel portico della sua casa e, armato di coperta e gatto sulle ginocchia per proteggere le vecchie ossa dal fresco della sera, si perdeva nel suo mondo fantastico fatto di principi, ballerine, orsi feroci e draghi.

    I bambini del luogo, curiosi, si erano via via avvicinati a quello strano signore e, con le bocche aperte per lo stupore di quello che celava il suo tavolo da lavoro, avevano fatto del suo portico una tappa fissa dal ritorno da scuola.

    Crescendo la confidenza cominciarono a chiedere in regalo una figurina, addirittura ad ordinarne qualcuna: le bambine volevano ballerine e principesse scegliendo pure i colori dei vestitini disegnati, i maschietti prediligevano draghi, dinosauri o soldatini.

    Sam, felice di sentirsi ancora apprezzato nella sua arte, non si stancava mai di disegnare, ritagliare e colorare ed era contento di vedere che i suoi personaggi restavano per poco tempo sul banco da lavoro e che anzi la scatola dove riponeva la sera quelli che non avevano trovato un padrone era quasi sempre vuota.

    Non tutti i personaggi però lo lasciavano soddisfatto. Una volta, colpevole un movimento del gatto sulle sue ginocchia, o forse quel leggero tremito che si era ormai impadronito delle sue mani, svirgolò con il pennarello nero sulla faccia di una ballerina e la boccuccia da sorridente prese un’espressione triste, crucciata. Finì comunque la figurina cercando di sminuire l’errore con un bellissimo vestito e tanti capelli su quella testolina triste, ma più aggiungeva ricchezza al personaggio e più che infondeva tristezza nel guardarla.

    La ripose comunque nella scatola dove metteva i personaggi completati in attesa dell’arrivo dei ragazzini da scuola. Purtroppo nessuna bambina venne tratta in inganno dal ricco vestito a balze o dai boccoli biondi, nessuna si accaparrò la ballerina triste.

    Ogni pomeriggio Sam continuava a lavorare ed ogni sera, nel riporre la scatola e rivedere la ballerina sempre là in fondo non voluta da nessuno, sentiva salire un groppo alla gola.

    Si sentiva responsabile di quel fallimento. Era colpa sua se la ballerina non poteva avere una casa come le altre figurine che aveva creato. Ogni giorno cercava di migliorarla: comprò dei brillantini che con cura incollò al suo vestito, le creò delle scarpette con la stoffa da allacciare sui piedini, ma niente, ogni sera nel riporre le sue cose si sentiva sempre più triste nel vederla là sola in fondo alla scatola.

    Pensava a lei giorno e notte e non sapeva più come fare. Gli altri personaggi, che uscivano perfetti dalle sue mani e che i bambini addirittura si contendevano, gli facevano rabbia: era arrivato quasi ad odiarli nella loro perfezione.

    Cosa valevano mai tutte quelle bocche sorridenti e quei begli occhioni blu! Possibile che nessuno volesse la sua ballerina triste? Possibile che un piccolo errore delle sue vecchie mani costasse a qualcuno così tanto?

    Quella scatola dove la chiudeva ogni sera era diventata per lui un incubo, la notte spesso sognava che la ballerina piangesse là in fondo ad essa e si ritrovava in piedi ad origliare se veramente si sentissero dei singhiozzi provenire da lì dentro. Gli sembrava che la piccola ballerina triste fosse prigioniera della scatola, condannata per un errore delle sue mani a non poterne più uscire, e lui stesso si sentiva prigioniero con lei.

    Una sera, riponendo tutte le sue cose dopo la venuta dei ragazzini, ebbe un’idea. Prese un bel foglio grande e ne ritagliò una striscia lunghissima che colorò di un bell’azzurro cielo.

    Dopo aver constatato che la ballerina era, come al solito, rimasta sola là in fondo, decise di lasciare la scatola aperta sul tavolo da lavoro. Pose la striscia di carta in modo che un estremo arrivasse dentro la scatola e l’altro sul tavolo, come fosse un lungo corridoio di foglio tra la scatola stessa ed il tavolino.

    Spense tutte le luci del portico, chiuse la porta e lasciò tutto così.

    Non riuscì a dormire nemmeno un attimo ma si obbligò a restare a letto e non uscire a guardare.

    Non appena dalla finestra entrarono le prime luci dell’alba non resistette più; si vestì in fretta ed andò sul portico con gli occhi puntati sulla scatola aperta.

    Non ebbe subito il coraggio di guardarci dentro. Esitò per qualche minuto con il cuore in gola ed il respiro affannato, poi, con uno sforzo, si affacciò sul tavolino girovagando con lo sguardo qua e là finché si fece coraggio e mise a fuoco l’interno della scatola.

    La ballerina non c’era più.

    Finalmente, dopo tanto tempo, il sorriso tornò sulla sua faccia, fece un respiro profondo, richiuse la scatola e rientrò in casa soddisfatto.

    Non seppe mai che fine avesse fatto la ballerina, se un soffio di vento l’avesse portata via o se il gatto ci avesse giocato durante la notte facendola cadere sotto le assi del portico, ma gli piacque pensare che, non avendole dato la felicità, per lo meno fosse riuscito a darle la libertà con un semplice corridoio di carta celeste.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

    “Raccontami una Storia” è curata da Sabrina Nesi, scrittrice e insegnante di Scrittura Creativa.

    I racconti sono scritti dagli allievi ed allieve che partecipano, o hanno partecipato, ai laboratori di scrittura organizzati da Sabrina.

    Nei laboratori si imparano tecniche narrative e ci si esercita per trovare idee e spunti per scrivere.

    Sabrina Nesi, curatrice di “Raccontami una Storia”

    Al momento i Corsi di Scrittura Creativa sono tenuti online. Per informazioni scrivere a: sabrina.nesi@lovefromtuscany.com, o chiamare il numero 3341829607.

    Sabrina Nesi è laureata in Letteratura Italiana e ha conseguito un Master in Scrittura Creativa all’università di Siena nel 2006.

    Da allora ha sempre scritto e tenuto vari laboratori di scrittura, collaborando con varie associazioni, tra cui la Università Popolare di Firenze e l’Associazione Il Ponte di Empoli.

    Ha una guida-blog sulla Toscana in lingua inglese: lovefromtuscany.com.

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