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mercoledì 10 Giugno 2026
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    Estasiato da Roberto Bolle al Comunale: pochi giorni fa ha debuttato come solista al teatro di Monaco

    IMPRUNETA – "Ho iniziato a ballare quando avevo undici anni, era quel periodo in cui si provano un po’ tutti gli sporti, tennis, calcio, pallavolo..ma quando ho trovato la danza ho smesso… di cercare".

     

    Inizia così a raccontarsi il ventitreenne Matteo Dilaghi, imprunetino doc, mentre ricorda i suoi primi passi nel mondo della danza, che lo hanno portato a debuttare come solista pochi giorni fa al teatro di Monaco.

     

    “Ho iniziato all’Arcoballando a Tavarnuzze – dice – con l’hip hop perché la danza classica proprio non mi piaceva. Tuttavia ho iniziato a studiare anche danza classica, poiché tutti mi dicevano che era necessario avere delle basi classiche per l’hip hop, ma… non mi entusiasmò molto”.

     

    Solo più tardi, quando sua mamma gli regala i biglietti per lo spettacolo di Roberto Bolle al Comunale di Firenze, Matteo rimane estasiato: “Sono rimasto senza parole. E ho capito che era la mia strada”.

     

    Successivamente ha proseguito all’Opus Ballet a Firenze, dove “ho avuto bravissimi insegnanti che mi hanno aiutato molto.”

     

    Grazie al  loro aiuto nel 2006 fa uno stage a Bagni di Lucca, e lì avviene l’incontro fatidico con il direttore della Scala di Milano, che cambierà la vita di Matteo.

     

    “Ricordo che chiamai mia mamma entusiasta, e lei non ci credeva. Anzi, Mi disse ridendo: “Dai Matteo non mi prendere in giro, ora sono in piscina, ci sentiamo stasera”. E io insistendo “No mamma è vero, vado alla Scala, mi vogliono a Milano!".

     

    Ci racconta rivivendo quei momenti: “Mi ricordo ancora oggi la mia prima lezione alla Scala, e ripetevo dentro di me “Sono alla Scala. Matteo sei alla Scala, sei a Milano!”.

     

    Il primo debutto alla Scala vero e proprio avviene nel 2010 con la coreografia di Rudolf Nureyev, Il Lago dei Cigni: “Appena misi piede nel teatro mi sembrò di sognare. Avevo l’adrenalina in circolo, non me ne capacitavo. E solo quando fu tutto finito realizzai finalmente: avevo ballato nel tempio italiano della danza classica”.

     

    Lo stesso anno si diploma alla scuola ed è pronto per volare a Monaco: “Durante l’anno infatti avevo fatto molte audizioni in giro per l’Europa, e non appena mi chiamarono da Monaco partii subito. Non avevo paure, rimpianti o nostalgie, solo la voglia di aggiungere un altro pezzo nel puzzle della mia vita".

     

    “Il primo anno – ci dice – lavorai nella compagnia giovanile, poi passai subito a quella successiva. Lavoro a Monaco ormai già da quattro anni, e ho avuto molte soddisfazioni. Ho lavorato con professionisti bravissimi, viaggiato molto, e conosciuto persone fantastiche..”.

     

    Tra cui una ballerina francese, Elisa, compagna nel lavoro e nella vita: “La prima volta che vidi Elisa stava camminando con una valigia enorme. E non appena ci siamo incrociati ho avvertito subito una certa, chimica, una certa alchimia. E da lì è nato tutto”.

     

    Matteo ha da poco debuttato come solista al Bayerische Staatsballet a Monaco, “ed è stata un’esperienza fantastica, quasi magica” ci racconta, e i suoi occhi blu diventano sempre più intensi.

     

    “La mattina del debutto mi alzai – dice tornando a quelle emozioni – e rividi tutto il mio percorso, i sacrifici, le ore in palestra, insomma tutto ciò che mi ha portato ad arrivare fin qui”.

     

    “Il mio sogno? Sicuramente – risponde sicuro – l’American Ballet a New York, dove già a diciassette anni sono andato a fare uno stage. Sarà dura se non impossibile, ma è pur sempre il mio sogno".

     

    E mentre conclude parlando dei suoi sogni non possiamo far altro che continuare a sognare con e per lui.

     

    Matteo, un ragazzo semplice che con fatica, impegno e sacrifici è già riuscito a fare così tanta strada, regalando e dedicando questo sogno alla sua famiglia, al pubblico, al suo paese. E naturalmente a sé stesso.

     

    di Costanza Masini

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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