mercoledì 12 Agosto 2020
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    Furti in casa: come (e quando) lo stress deve tornare alla normalità

    E’ piuttosto fresca la notizia di un tentato furto a San Casciano durante il quale i genitori del proprietario di casa ed il ladro, si sono “incontrati” all’interno dell’abitazione durante la rapina.

     

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    Qualcuno leggendo l’articolo ha posto alcune domande di natura psicologica, quali ad esempio: se un evento del genere è in grado di far emergere delle problematiche psicologiche rilevanti, cosa accade nella testa di una persona, se una persona può rimanere traumatizzata, se dopo ciò si può tornare a dormire sonni tranquilli… .

     

    E' ancora più recente invece la notizia di una signora ultranovantenne derubata in casa a Tavarnelle.

     

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    Premesso che le persone reagiscono in modi anche molto diversi davanti a episodi simili, alcuni elementi sono comunque comuni.

     

    Provando a dare una risposta ad alcune domande pervenute, in particolare sono due i momenti significativi da un punto di vista emotivo che emergono dal primo articolo.

     

    1) "Non nascondo che mi è preso un colpo…[…]”

     

    2) "Non nascondo che ancora oggi facciamo fatica a dormire la notte […]”.

     

    Il primo elemento è la scoperta, fuori da ogni previsione, di una persona estranea in casa propria.

     

    Dalle ricerche sappiamo che tanto più l’evento a cui andiamo incontro è: inaspettato, pericoloso, verso il quale non ci sentiamo in grado far fronte e non abbiamo la percezione di sopravviverne, molto più intensa sono le emozioni di ansia e paura.

     

    Non solo, è da considerare anche un altro elemento, ovvero che la casa è ritenuta un luogo sicuro, personale, prevedibile ed affidabile, ed in caso di furti e rapine nella propria abitazione, l’impatto emotivo è ancora maggiore poichè vengono a rompersi tutta una serie di credenze su di noi, sul mondo e sugli altri che normalmente diamo per scontate e consideriamo come rassicuranti.

     

    Tornando al racconto leggiamo che la persona intervistata era andata a controllare la casa dopo aver sentito suonare le sirene dell’allarme, questo elemento fa molta differenza.

     

    Se per esempio la scoperta fosse avvenuta di ritorno da una cena con amici, senza le sirene accese, probabilmente l’emozione sarebbe stata ancora più intensa poichè ancora più imprevedibile.

     

    Provando a fare delle ipotesi su quale sia stato il vissuto emotivo o quale sarebbe nel caso capitasse a qualcuno di noi, probabilmente un attimo prima di entrare in casa la persona intervistata era emotivamente “attivata”, una sorta di leggera agitazione provocata appunto dal suono delle sirene.

     

    Da sapere che in questi casi la sensazione di agitazione/ansia è molto funzionale, ci prepara a rispondere ed agire nel migliore dei modi, non è detto che sia il modo più strategico o efficace, ma sicuramente permette all’essere umano di rispondere nel modo più veloce possibile.

     

    Infatti, seguendo il racconto la persona commenta: “[…] L’istinto è stato di corrergli dietro cercando di agguantarlo"; questo “istinto”, è da ricondurre a tutto un sistema presente in una zona del cervello che “valuta” in modo abbastanza automatico tutto ciò che accade intorno a noi e del quale conosciamo solo la risposta finale, ovvero l’emozione che sentiamo e l’attivazione fisiologica che percepiamo. In questo caso posso supporre che poco prima di scoprire il ladro, l’emozione provata sia stata una sorta di agitazione tra leggera paura e ansia.

     

    Leggera paura e ansia almeno fino a quando la persona non si è trovata davanti il ladro, istante nel quale ha provato una forte paura molto attivante ma necessaria per scattare più velocemente possibile.

     

    In eventi di questo tipo come rapine, incidenti, soprattutto in caso di eventi improvvisi, difficilmente ragioniamo o pensiamo a cosa fare in modo consapevole, scattiamo in modo molto automatico. In certi casi, molto rari, alcune persone possono svenire o restare come congelate.

     

    E’ normale e comune provare sensazioni di forte paura o spavento di fronte a certi eventi, ma ognuno di noi può reagire in modi molto diversi per vari motivi, non c’è una regola costante.

     

    Comunque, nella quasi totalità dei casi quando tutto torna alla normalità, la paura e l’ansia scendono, non hanno più motivo di persistere poichè il pericolo è scampato e siamo sopravvissuti.

     

    Nel caso della persona intervistata però emerge quanto segue: "Non nascondo che ancora oggi facciamo fatica a dormire la notte, tutto sommato devo ammettere che mi è andata anche bene. […]”.

     

    Anche se una volta passato il pericolo il picco emotivo scende, possono persistere per un certo periodo “sintomi” come flashback (immagini mentali come “fotografie” o spezzoni di pochi secondi dell’episodio), difficoltà nell’addormentamento o risvegli durante la notte, preoccupazioni che l’evento possa ripetersi, stati d’ansia nell’avvicinarsi al luogo dove è avvenuto l’evento, attacchi di panico e vuoti di memoria.

     

    Nella maggior parte dei casi e senza intervenire in nessun modo, nel giro di circa un mese tutto può tornare piano piano alla normalità senza che si crei un vero e proprio trauma.

     

    In alcuni casi però può capitare che tali sintomi persistano più a lungo portando a problematiche secondarie come anche la paura di uscire di casa fino allo sviluppo di un disturbo post-traumatico da stress, un trauma psicologico vero e proprio.

     

    La probabilità che tali sintomi passino o viceversa persistano, può dipendere da molti fattori e non è detto che ciò dipenda direttamente dall’essere stati esposti ad eventi oggettivamente pericolosi o da debolezze personali.

     

    Come testimonia la persona, alla fine è andato tutto bene ma nonostante questo, sussiste una certa difficoltà nel dormire, può capitare ed è normale. Può aiutare parlare con persone a noi vicine di ciò che ci è capitato e provare a tornare ai normali ritmi della vita quotidiana.

     

    Nel caso invece tali sintomi continuano ad essere persistenti e molto disturbanti per più di un mese e senza una loro diminuzione, è consigliato rivolgersi a professionisti quali medici, psichiatri o psicologici.

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