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mercoledì 22 Maggio 2024
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    La lettera: “Intitolare la piazza di Grassina ai martiri della Resistenza Palestinese”

    "Da cittadino ripolese, ancor prima che da militante di Potere al Popolo, percepisco con paura - sinceramente con paura - questo silenzio assordante, in campagna elettorale, sui temi globali"

    Da spettatore di questa campagna elettorale per le amministrative nel Comune di Bagno a Ripoli, noto che si sta andando a delineare una campagna elettorale in cui il confronto sarà essenzialmente circoscritto a temi locali.

    Ci mancherebbe, scelta legittima da parte di chi la compie, ma a mio modestissimo parere, di una miopia imperdonabile.

    Pensare a questo territorio come un luogo avulso dalle logiche globali che – lo abbiamo toccato con mano durante con le conseguenze delle politiche energetiche anti russe di due anni fa – influenzano la quotidianità di tutti noi, ha davvero poco senso.

    In un tempo in cui il riarmo, il ritorno a retoriche e politiche militariste in cui la guerra appare come un orizzonte concreto e quasi naturale; non si può pensare che una cassa di risonanza come una campagna elettorale, non venga utilizzata per trattare tematiche che riguardano il nostro presente e – purtroppo – soprattutto il nostro futuro.

    Da cittadino ripolese, ancor prima che da militante di Potere al Popolo, percepisco con paura – sinceramente con paura – questo silenzio assordante.

    Un silenzio assordante che riguarda anzitutto, per prossimità territoriale, il futuro di Rovezzano e del comando NATO che lì sorgerà nell’imbarazzato e connivente silenzio generale.

    È un qualcosa che avvicina la guerra a Firenze e viceversa, possibile che tutto taccia così?

    Verde pubblico, urbanistica, politiche sociali… . In ogni Comune d’Italia, in ogni comunità d’Europa dove si andrà a votare per il rinnovo delle amministrazioni locali oltre che per il rinnovo del Parlamento Europeo, se ne parlerà com’è giusto che sia; ma proprio in concomitanza con le Europee, è possibile non pensare al nostro territorio come parte di un mondo estremamente più complesso, ampio e globalizzato?

    La foglia di fico è sempre la stessa: “Siamo un piccolo territorio che non conta nulla, nostro malgrado ci tocca scannarci su traffico e alberi capitozzati…”.

    È possibile avere un approccio tanto passivo rispetto a questioni che ormai è evidente ci riguardino da vicino più di quanto ci faccia comodo ammettere?

    Non possiamo fare nulla? Immaginate se in ogni territorio come il nostro, ci fosse un’attenzione quotidiana, una volontà ferma delle istituzioni e delle comunità a dire dei secchi no a chi vuole trascinarci verso un futuro in cui la pace – anche qui nel cortiletto di casa nostra – sarà tutto fuorché una certezza assoluta.

    Immaginate un Governo ed un Parlamento che anziché poter tranquillamente eseguire i compiti assegnati dagli USA e dalla NATO nell’indifferenza generale; avessero un Popolo che tutto ha fuorché intenzione di chinare il capo per la soddisfazione di chi è disposto a chiamare errori i crimini contro l’umanità, antiterrorismo i genocidi, peacekeeping le guerre; pur di tutelare interessi economici e geopolitici.

    Immaginate un’Italia dove – per primi – 8.000 sindaci dicono che, in rispetto della Costituzione e della volontà popolare (non c’è un solo sondaggio che indichi la volontà di farsi coinvolgere moralmente e fattivamente nella guerra per procura che la NATO ha intrapreso contro la Russia e soprattutto il genocidio perpetrato da “l’unica democrazia del Medio oriente”) dei cittadini che loro rappresentano, ripudiano la guerra e non sono disposti ad avere le mani sporche di sangue in nome della difesa dell’egemonia statunitense sul mondo.

    La proposta concreta che mi sento di avanzare è quella di intitolare la piazza della nostra frazione più popolosa, ai martiri della Resistenza Palestinese.

    Agli anziani che hanno passato decenni da esuli a causa delle politiche imperialiste e di segregazione razziale di Israele e che ora attendono o hanno già trovato la morte in un campo profughi o circondati da palazzine sventrate.

    Agli uomini, le donne di Gaza e della Palestina tutta che hanno donato la propria vita in difesa della libertà, della propria Terra, di un futuro migliore per sé e per i propri figli.

    In fine a quei figli della Palestina, colpevoli di essere nati dalla parte sbagliata di un muro, dalla parte in cui perfino un bicchiere di acqua potabile, un giorno a scuola, una casa calda d’inverno; sono diritti per cui è necessario combattere e mettere sul piatto la propria vita.

    La lotta che da decenni ha intrapreso il Popolo di Palestina, non è qualcosa che riguarda una regione del mondo relativamente lontana da noi; è un qualcosa di un valore universale.

    Le ingiustizie, gli orrori, patiti dalla Nakba in poi, sono responsabilità che bussano prepotentemente – oggi più che mai – alle nostre porte di occidente libero, democratico e che assume come proprio valore fondante, la sacralità e la necessaria universalità di diritti che – proprio uno Stato membro di questo Occidente – nega brutalmente ai Palestinesi ed in parte agli arabi cittadini di Israele.

    Ad ogni Gazawi che Israele uccide, un pezzo della nostra Umanità cede, ad ogni bambino che tra le macerie trova la morte, il nostro silenzio diventa sempre più colpevole e complice.

    Non possiamo più permettercelo se ancora vogliamo dirci difensori di quei valori sulla carta non sindacabili e necessariamente universali.

    La mia non vuole essere una proposta provocatoria, davvero credo che una Piazza, un luogo di incontro, di scambio d’idee e di opinioni tramite il proprio essere intitolata a chi subisce in mondovisione uno sterminio con le caratteristiche che ha assunto negli ultimi mesi, quello portato avanti da Israele a Gaza, rappresenti la ferma volontà di questo territorio e di questo Popolo di non assemtire silenziosamente più all’estensione di una cicatrice che, non la Palestina, ma l’umanità tutta, avrà in ogni caso da portarsi addosso.

    Ripeto, credo fermamente che un tema del genere non possa restare fuori dal dibattito pubblico, credo soprattutto che ogni raggruppamento politico che ambisca ad amministrare per i prossimi anni questo territorio, non possa esularsi dal confrontarsi con una cosa tanto grande ed importante.

    Spero che questo appello non cada nel vuoto.

    Antonio Matteini

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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