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sabato 18 Settembre 2021
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    Operazione Mato Grosso: una cena di speranza in un giardino pieno di luci a San Casciano

    Le missioni in America latina come opportunità per dare contenuto alla vita dei giovani. Le parole di Suor Livia, abbadessa delle Clarisse sancascianesi

    SAN CASCIANO – Si leggeva entusiasmo nei volti dei ragazzi dell’Operazione Mato Grosso (ma anche degli adulti…), nei loro sorrisi, nella voglia di donare tutte le loro energie per aiutare chi ha meno fortuna.

    E raggiungere l’obiettivo della “Cena di beneficenza per l’America Latina,” organizzata nei giorni scorsi a San Casciano, con tutte le cautele anti-Covid (misurazione della temperatura, sanificazionE delle mani, distanze tra i tavoli), per fare del bene.

    Con della bella musica dal vivo (grazie alla voce di Elena); e poi le fiaccole e le luci appena il sole è tramontato. In una atmosfera perfetta per condividere un momento di comunità, stare insieme per aiutare gli altri.

    Una serata resa possibile grazie allo spazio nel giardino messo a disposizione da Lucia Calonaci e Paolo, nella loro casa di via Borromeo.

    E la forza di Suor Livia, abbadessa del monastero “L’Immacolata” delle Clarisse di San Casciano. Che, seppure dalla clausura, è stata l’anima dell’organizzazione, che ha portato ad avere circa 200 persone presenti.

    Non poteva però mancare il saluto di Suor Livia, che ha registrato un’intervista con i ragazzi dell’OMG, proiettata in video durante la serata.

    Le parole di Suor Livia

    Ciao Livia, ci racconti come il convento ha aperto le porte all’OMG e quali progetti ci sono?

    “Tutto è nato da una mia esperienza personale, l’incontro con Padre Ugo nel 2018. E con la realtà che è nata da questo suo grande amore per i giovani e i poveri. E’ stato un incontro per me vitale, che ha alimentato e animato dal di dentro la mia scelta di vita. Tornata in Italia, dopo un’esperienza in Perù con i ragazzi del Mato Grosso, il mio desiderio era quello di continuare quest’avventura insieme. Qui a San Casciano c’era il desiderio di formare un gruppo di ragazzi del paese, così ho messo a disposizione quello che avevamo, un vecchio garage con un pezzetto di giardino affinché potessero avere un punto di appoggio”.

    Qual è il progetto?

    “Più che di un progetto parlerei di un sogno, un desiderio, una speranza. Quella che la presenza dei ragazzi dell’OMG possa essere una proposta valida importante per i nostri giovani. Questi ragazzi portano nel cuore un grande sogno, quello di un cammino buono, di spendere il proprio tempo per gli altri. In questo servizio ai poveri, che è fatto di lavoro manuale di fatica e di avventure insieme. Ritengo sia una proposta validissima per i ragazzi dai 15 anni in poi. Il mio desiderio è che sia un regalo per il paese”.

    Quale ricordo più forte hai del Perù?

    “Non è l’esperienza dei poveri che avevo già fatto in Camerun: qui, dopo l’incontro con Padre Ugo, che ho potuto avvicinare e conoscere negli ultimi mesi della sua vita, è stato centrale l’incontro con quelli che sono i suoi ragazzi. Quello che mi ha molto cambiata è stata la vita di queste giovani famiglie, con bambini piccoli, che partono per questa avventura con il desiderio di regalare la vita, di dare il loro tempo per gli altri. Mi sono sembrati molto francescani e molto cristiani. Non c’è la pretesa di fare chissà quale annuncio missionario, ma il desiderio di condividere quello che uno ha (e quello che uno è) con i meno fortunati. Per me l’incontro più forte è stato con i volontari stessi”.

    Intervista a Suor Livia

    Perché è importante fare la carità?

    “I poveri sono sicuramente una provocazione molto forte, che i giovani riconoscono come importante, molto più degli adulti. Anche Padre Ugo vedeva questa opportunità, ovvero dare un contenuto al tempo e alla vita dei giovani. Noi purtroppo viviamo in un mondo in cui vediamo che i nostri ragazzi passano tanto tempo in maniera insulsa, inutile,. La grande sfida è quella dei social network, del cellulare, dei mezzi di comunicazione. Che hanno la loro importanza, ma che rischiano di rubarci la vita. La carità è l’occasione, la possibilità di uscire da se stessi e incontrare l’altro. Che può essere il povero ma è anche il ragazzo, il fratello, l’amico che condivide con te questa avventura. Per me fare la carità è spendere il tempo a favore degli altri, è un cammino che porta a Dio”.

    Che cosa vorresti dire alle persone che ti stanno in questo caso ascoltando, qui a questa cena a sostegno del progetto?

    “Grazie di avere accolto questo invito, che nasce dal cuore di Lucia. Che ha saputo capire e dare fiducia ai ragazzi dell’OMG, che ha aperto la sua casa mettendola a disposizione degli altri e dei poveri. Insieme, dando fiducia a questi ragazzi, possiamo pensare di dare un volto nuovo al nostro paese, una nuova avventura, dando così la possibilità a loro di lavorare gratuitamente per i poveri, oltre che alla loro crescita personale”.

    La storia di Anna ed Emmanuele

    Tra i giovani presenti abbiamo incontrato Anna (di Milano) ed Emmanuele (di Padova), di soprannome “M” (per la doppia “m” nel nome) indaffarati a distribuire la cena. Hanno un’esperienza di ben due anni e mezzo vissuti in un paesino, Totora, a sud del Perù

    Com’è nata la vostra scelta?

    “Abbiamo fatto un primo cammino lavorando in Italia con l’OMG, poi abbiamo fatto una prima esperienza di sei mesi nel 2013 a Totora (lui) e nel 2014 nel nord del Perù (lei), quando siamo tornati in Italia ci siamo sposati”:

    Nella missione dunque è nato anche un amore.

    “Sì, ci siamo conosciuti in un campo di lavoro mentre spaccavamo la legna”.

    Dopo sposati siete ripartiti nuovamente per il Perù?

    “Sì, siamo andati ad aiutare gli abitanti di alcuni paesini che si trovano a 3.400 metri di altitudine, dove la povertà è di tutti i tipi. Vivono di agricoltura, si raccolgono patate, mais, ci sono pascoli di alpaca e qualche mucca. Le case sono fatte di fango e non tutti i paesi hanno la corrente elettrica”.

    Voi come li aiutate?

    “Accogliamo i figli di queste famiglie nelle nostre scuole di falegnameria, o d’intaglio della pietra. Vivono con noi per cinque anni: gratuitamente gli forniamo vitto, alloggio, materiale scolastico, l’istruzione e la parte sanitaria, perché esiste solo la sanità privata e non tutti possono permettersela. La nostra seconda famiglia è lì, a Totora”.

    Cosa vi sentite di dire ai giovani di San Casciano che vogliono entrare a far parte dell’OMG?

    “E’ un’opportunità per mettere a disposizione il proprio tempo, le proprie mani, provando a vivere per gli altri. Non ricevi soldi, ma la gratificazione nel vedere un sorriso delle persone che ti dicono grazie: è una cosa bellissima”.

    Quando alla fine della cena si sono spente le luci e le persone hanno fatto rientro a casa, è arrivato il momento di tirare le somme.

    Tanta è stata la fatica da parte di tutti coloro che si sono dati da fare; così come tanta è stata la gioia di donare.

    E non sono mancati i sorrisi, quei sorrisi che vogliono dire grazie all’Operazione Mato Grosso.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA 

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