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sabato 3 Dicembre 2022
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    Grassina, lettera a Eugenio Giani di Marianna Cellai: “Negozi e scuole chiuse. Ma si gioca a basket”

    La neo presidente della Confesercenti di Bagno a Ripoli: "Le nostre attività non ce la fanno più! Siamo tutti quanti stremati e le finanze sono sempre di meno"

    GRASSINA (BAGNO A RIPOLI) – Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Marianna Cellai, da Grassina.

    Titolare dell’Alimentari Luana, attiva da anni nel Centro Commerciale Naturale grassinese, da alcuni giorni è anche presidente della Confesercenti di Bagno a Ripoli.

    Scrive al presidente regionale Eugenio Giani. E il tema, come si può facilmente comprendere, è quello delle riaperture. Ma anche della vaccinazione delle categorie a contatto con il pubblico.

    Egregio residente Giani, chi le scrive è una commerciante che il lockdown l’ha vissuto o, per usare una metafora sportiva, l’ha “giocato” da titolare.

    Ho un negozio al dettaglio alimentare, perciò generi di prima necessità. Con la pandemia,da subito, alla nostra categoria, è stata assegnata la maglia n.10 .

    Quel n.10 che (cito da un articolo calcistico) “richiede coraggio e una notevole capacità di sopportazione al dolore”. Eh già, perchè non è affatto semplice starsene nel mezzo delle linee nemiche, da soli…”

    Sì presidente, c’è voluto coraggio a lavorare senza alcuna protezione (per settimane le mascherine sono state solamente un miraggio) e in un clima surreale, dove quel silenzio assordante, rotto soltanto dalle sirene, me lo porterò dentro per tutta la vita.

    Abbiamo avuto una capacità di sopportazione al dolore non indifferente, sostenendo una mole di lavoro superiore alle nostre forze, con la paura cronica di ammalarci e portare il virus a casa ai nostri familiari.

    Tutto ciò non ci ha mai fatto tirare indietro per quello che, prima di tutto, sentivamo come un nostro dovere civico.

    Non è stato facile stare li’ “nel mezzo delle linee nemiche, da soli…”, perché soli eravamo e, ahimé, se togliamo le associazioni di categoria che ci hanno sempre supportato, soli siamo anche adesso.

    Sono mamma di due ragazzi. Il più piccolo, 18 anni, gioca a pallacanestro e non indossa né la maglia n.23, né gioca in serie A.

    Giorni fa la Federazione Italiana Pallacanestro, nonostante le forti restrizioni dovute alla virulenta circolazione del Covid-19 (zona rossa nella maggior parte d’Italia), ha comunicato che farà ripartire i campionati giovanili nazionali.

    Non sto a spiegarle che il gioco di squadra prevede contatti senza le dovute protezioni (un tampone 48 ore prima non serve a fermare il virus e il calcio di Serie A dovrebbe avercelo insegnato) e non starò neanche a dirle che la pallacanestro si gioca nelle palestre; quelle stesse palestre che i nostri figli, come alunni, non possono frequentare perché le scuole sono chiuse.

    In veste di presidente della Confesercenti di Bagno a Ripoli e in rappresentanza dei più di 200 negozi di vicinato del nostro Comune, mi sento in dovere di farle notare delle gravi incoerenze.

    Se i negozi di generi di prima necessità erano considerati indispensabili durante il lockdown, perché non sono stati inseriti nelle priorità del piano vaccinale?

    E, cosa ancora più grave: come può una Regione che a livello sanitario, scolastico, commerciale e turistico, in tanti ci invidiano, permettere che riparta un campionato di uno sport di squadra giovanile, quando continuano a rimanere chiuse le scuole e le piccole imprese stanno morendo?

    Le nostre attività possono avere tutte le carte in regola per riaprire in completa sicurezza, dimostrando cosi che salute e lavoro possono convivere. Siamo stanchi di stare in panchina!

    Dobbiamo avere il coraggio di far indossare la maglia da titolare a tutti, perché non ci sia più un solo n. 10 o n.23, ma affinché tutti siano n.10 e n.23.

    Soltanto quando tutti saranno di nuovo aperti, potremo provare a vincere la partita contro questa grave crisi economica.

    Ma oggi, non domani!

    Perché le nostre attività non ce la fanno più! Siamo tutti quanti stremati e le finanze sono sempre di meno.

    I ristori sono quasi inesistenti e, se non riapriamo subito, i nostri paesi e le nostre città saranno presto orfane di quella vita e di quella luce che solo le botteghe di vicinato possono dare.

    Con la speranza di sua cortese risposta, la saluto cordialmente.

    Marianna Cellai

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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